giovedì 23 febbraio 2012

Marie Colvin e Remi Ochlik

«(ANSA) - ROMA, 22 FEB - Due giornalisti, un americano ed un francese, sono stati uccisi durante il bombardamento in corso nella città siriana di Homs. »

Abbiamo negato a lungo la brutalità del conflitto siriano, nonostante le notizie che riuscivano a trapelare dalla cortina di ferro imposta dal regime di Assad (vedi Reuter, Agenzia Fides, PeaceReporters, più tranquillizzante il "Rapporto sulla Siria" degli Osservatori degli Stati della Lega Araba al 18 gennaio 2012).

Lo scorso 22 febbraio l'occidente è stato richiamato bruscamente alla realtà dall'uccisione dei due giornalisti Marie Colvin (55 anni, americana, da anni risiedeva in Gran Bretagna dove lavorava per il Sunday Times) e Remi Ochlik (25 anni, francese, fotografo free-lance, pochi giorni fa aveva vinto il World Press Photo, categoria General News, con il suo reportage fotografico degli scontri in Libia). Secondo Reporters Without Borders, l'edificio nel quale si trovavano i due giornalisti uccisi sarebbe stato colpito deliberatamente dalle truppe del regime di Assad, proprio per dare un segnale forte contro la diffusione di notizie sugli scontri in Siria.

Improvvisamente, e con molta ipocrisia, abbiamo scoperto che in Siria si muore. Fatto che Colvin e Ochlik avevano già tentato, inutilmente a quanto pare, di raccontare al mondo.

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