giovedì 30 luglio 2009

E io insisto: a quando una Nikon FM3A digitale?

Dopo aver letto l'approfondita prova dell'Olympus E-P1 pubblicata su dpreview.com, mi ritorna la domanda: ma perchè non una Nikon FM3A digitale?

Verrebbe da domandarlo a Michio Kariya, Presidente della Nikon Corporation: perchè la Nikon non ci "regala" una FM3A digitale?

Potrebbe venire fuori una lettera del genere:
Mr. Michio Kariya
Nikon Corporation
Fuji Bldg., 2-3, Marunouchi 3-chome, Chiyoda-ku, Tokyo
100-8331, Japan

Dear Sir,
I've read an in-depth review of the Olympus E-P1 camera, and I'm wondering why we "cannot" have a digital Nikon FM3A, with all the fantastic features of that film camera (bright viewfinder, Ai/Ai-s lenses, manual focus with splitprism-image microprism type & clear matte focusing screen, aperture-priority exposure control) and the advanced features of the latest Nikon digital cameras (a full frame sensor and a bright and large display on the back of the camera).

Best regards
Che ne dite? C'è qualcuno che condivide questa richiesta?

Sono un fotografo, non un terrorista

Il British Journal of Photography lancia l'iniziativa "not a crime", a difesa del diritto di fotografare e contro la "paranoia crescente verso chi fotografa in luoghi pubblici":
"Sono in aumento i casi di fotografi minacciati o cui viene impedito di fotografare sulla base di una lettura in mala fede della normativa anti-terrorismo. Per sollevare l'attenzione su questo fenomeno, BJP ha avviato una nuova campagna di sensibilizzazione - e invitiamo tutti voi ad unirvi a noi" (Fonte: BJP)
Il riferimento è ai casi, più britannici che italiani ad onor del vero, di fotografi ostacolati nel proprio lavoro (o addirittura pesantemente minacciati) dalla polizia, con il pretesto di dover far rispettare le norme anti-terrorismo,

All'appello, in Italia, ha aderito fino ad ora la rivista "IL FOTOGRAFO", e la notizia è stata rilanciata dal sito "Fotografia & Informazione".

Per partecipare, è richiesto di realizzare un autoritratto con le scritte NOT A CRIME o I AM NOT A TERRORIST, e di caricarlo sul proprio account Flickr e nel pool del gruppo appositamente creato.

Altre informazioni si possono trovare sul sito not-a-crime.com, dedicato a questa iniziativa.

laRepubblica.it e la cantonata con Photoshop

«Baciare una sfinge, prendere il sole con le mani, accarezza la Torre Eiffel.... Un po' di fantasia e qualche ritocco. Ecco alcuni degli scatti "eccezionali" realizzati dai fotografi-utenti di Flickr che si sono divertiti a rendere possibile quello che nella realtà è inimmaginabile. Un gioco che testimonia delle enormi possibilità offerti dal photoshop a patto che lo si usi con un pizzico di intelligenza e così ognuno nel suo piccolo, può diventare artista»
Peccato che di Photoshop, nella galleria fotografica pubblicata da laRepubblica.it (Photoshop, la fantasia al potere), non ci sia traccia nè bisogno: basta una macchina fotografica e la capacità di giocare con la prospettiva.

PS: nel pomeriggio, accortisi evidentemente dell'errore, la galleria fotografica cambiava nome, diventando "Foto, l'illusione ottica al potere". Qualche pezza veniva messa anche alla didascalia, ma il risultato non è dei migliori:
«Baciare una sfinge, prendere il sole con le mani, accarezza la Torre Eiffel.... Un po' di fantasia e qualche aiuto esterno. Ecco alcuni degli scatti "eccezionali" realizzati dai fotografi-utenti di Flickr che si sono divertiti a rendere possibile quello che nella realtà è inimmaginabile. Un gioco che testimonia delle enormi possibilità offerti dalle illusioni ottiche a patto che lo si usi con un pizzico di intelligenza e così ognuno nel suo piccolo, può diventare artista»

mercoledì 29 luglio 2009

Finto reportage su Paris Match, ovvero cos'è il reportage fotografico?

L'edizione 2009 del premio giornalistico che la rivista francese Paris Match riserva agli studenti è stata vinta da un reportage sulle dure condizioni di vita di alcuni studenti dell'Università di Stasburgo. Ma, al momento della premiazione, i due autori (Guillaume Chauvin e Remi Hubert) hanno rivelato che le loro immagini erano il frutto di una "messa in scena artistica".
Ne parla Monica Nardini in un interessante articolo pubblicato su su Fotografia e Informazione: «Per illustrare le reali difficoltà nel mantenersi agli studi di alcuni coetanei dell'Università di Strasburgo avevano infatti fotografato dei personaggi fittizi.»

Il reportage fotografico, o più correttamente la rassegna artistica sui cliché dello studente universitario, seppur fasullo è tuttavia ottimamente realizzato e da vedere. Proprio per questo, «A tutti noi rimane il compito di riflettere su cosa sia diventato e cosa davvero significhi, nell'epoca della post-fotografia, il genere "reportage fotografico".»

Su questo tema, puoi leggere anche "Fotogiornalismo, etica e l'arte dello staging".

venerdì 24 luglio 2009

Imagine a new world, concorso fotografico dell'Unione Europea

La Commissione Europea invita tutti i fotografi, professionisti e non, a partecipare al concorso fotografico "Imagine a new world".

Le fotografie dovranno esprimere la propria visione del futuro, riferito alla sola Europa o al mondo. Non è solo un'opportunità per dimostrare cosa siamo in grado di fare come fotografi, ma anche per esprimere la nostra visione del futuro e per stimolare altre persone ad utilizzare il proprio talento e potenziale creativo.

I premi sono molto interessanti, e vanno dai 1.000 ai 5.000 euro in materiale fotografico oltre alla partecipazione alla cerimonia di chiusura dell' Anno Europeo della Creatività e delle Invenzioni a Stoccolma.
Per partecipare bisogna inviare da 2 a 4 fotografie correlate al tema "Imagine a new world"; la partecipazione sembra essere gratuita.

Le fotografie possono essere a colori o monocromatiche e realizzate sia in digitale che su pellicola (nel qual caso la fotografia dovrà essere scansita). É possibile effettuare delle modifiche sulle foto, per il dettaglio delle quali vi rimando ai "requisiti tecnici"

I lavori (cosa si intende, il singolo scatto o l'insieme delle fotografie inviate? boh!) dovranno avere un titolo e potranno essere accompagnati da una breve descrizione di massimo 150 caratteri.
La data ultima per l'invio delle fotografie è il 31 agosto 2009.

mercoledì 22 luglio 2009

Contax, vi dice qualcosa?

Contax, è un marchio che vi dice qualcosa?

Dipende dall'età, temo: a me ricorda la 167 MT, la "entry level" della Contax che a 18 anni -quando rubavo la Yashica FX 3 a mio fratello- mi faceva sognare.
Le Contax erano macchine fotografiche rivolte, come si diceva allora, ai fotoamatori evoluti e ai professionisti, e rivaleggiavano con la linea professionale di Canon, Nikon e Leica. Anzi, con la Leica più di ogni altra, visto che Contax si portava in dote le straordinarie lenti della Zeiss, e visto che Contax osò sfidare Leica entrando nel segmento delle macchine fotografiche a telemetro (con la Contax G1 e l'erede G2).

La Contax riusciva a stupire sempre, con le sue scelte a metà strada tra tradizione e innovazione tecnologica estrema: basti pensare che la decisione di non usare ottiche autofocus (arrivate solo con la serie N) portò la Contax a studiare sistemi alternativi per la messa a fuoco, ottenuti variando la distanza del dorso della pellicola (Contax AX), o visualizzando -tramite una scala di led- sia la zona a fuoco rispetto al punto di messa a fuoco, sia la profondità di campo (Contax RX).
Era inoltre disponibile un modello (Contax RTS III) con il dorso in grado di assicurare una perfetta planarità della pellicola, grazie ad un ingegnoso sistema di "aspirazione" in grado di appiattire perfettamente la pellicola contro il pressapellicola in ceramica (!).
Insomma, tutte le scelte era orientate a sviluppare al meglio le potenzialità delle ottiche Zeiss.

La storia della Contax è di quelle nelle quali si incontrano nomi ben noti della fotografia di ieri e di oggi: Zeiss-Ikon, anzitutto, che la mise al mondo scegliendo il nome del nuovo marchio con un sondaggio tra i propri dipendenti, e poi la rinascita nel 1975 grazie ad una collaborazione tra Zeiss e Yashica (con il design e l'ergonomia curati dal Porsche Design Studio), ed il successivo acquisto da parte di Kyocera, cui non dedico alcun link perchè, nel 2005, decretò la fine del marchio.

Vittima eccellente della rivoluzione digitale, come sembrerebbe facile commentare, o di scelte anacronistiche (tra le quali proprio l'assenza di un "vero" autofocus) che lentamente la confinarono ai margini del mercato?
Non saprei dire, e non oso azzardare la risposta. So solo che mi rimane la nostalgia per quella Contax 167 MT che mi sono a lungo studiato nella vetrina del fotografo del mio paese, e che non ho fatto in tempo a comperare.

Fotografie e video tridimensionali

In contemporanea sono arrivate nella mia casella e-mail due notizie:
La contemporaneità di queste due notizie è sicuramente figlia del caso, ma è un "caso" interessante e intrigante, che mi porta a domandarmi "come" fotograferemo tra cinque anni. Insomma, già il passaggio da pellicola a digitale è stata una rivoluzione, poi sono arrivate le reflex che producono video Full HD, il prossimo passo sembra la realizzazione di immagini tridimensionali (e poi non ci restano che gli ologrammi).

Tra le due notizie, quella che più mi incuriosisce è la proposta della Fujifilm, anche perchè (delle due) l'unica pronta ad affrontare il mercato (la ricerca di Youtube è ancora in fase embrionale).

Fujifilm propone un intero sistema per la produzione di immagini tridimensionali, composto da una macchina fotografica digitale, la FinePix Real 3D W1 e da un monitor per la visualizzazione delle immagini in 3d; inoltre, gli acquirenti della FinePix Real 3D W1 potranno accedere ad un servizio di stampa ad alta risoluzione e tridimensionale (sic) delle loro fotografie. Da quanto anticipato nel comunicato stampa, inoltre, la macchina fotografica potrebbe produrre sia fotografie tridimensionali, sia video tridimensionali, oltre che lavorare come una normalissima macchina fotografica "2D" da 10 megapixel.

Pur ribadendo che il mio interesse per la fotografia guarda, in questo momento, più al passato (inteso come pellicole, macchine fotografiche meccaniche, bagni di sviluppo e camera oscura) che al futuro, non posso nascondere una curiosità estrema per questa nuova proposta.
Curiosità destinata ad aspettare, perchè tutto questo sarà disponibile solo da settembre 2009 (peccato, sarebbe stato interessante provarlo in queste vacanze estive), ed il prezzo non è stato ancora comunicato. E, per inciso, sul sito italiano della Fujifilm ancora non se ne parla

martedì 21 luglio 2009

Kevin Bauman, 100 Abandoned Houses

Non sono originale nè tempestivo nel segnalare il progetto 100 Abandoned Houses del fotografo Kevin Bauman, ma l'ho scoperto oggi e 'ho trovato interessante (nonché bella dal punto di vista puramente estetico).

L'idea è venuta -nelle parole del suo autore- quasi per caso nella metà degli anni novanta, per soddisfare il suo interesse e la suo curiosità sulle condizioni di Detroit (la città del fotografo), e con il tempo si è evoluta in un progetto di ricerca coerente, con un proprio stile narrativo.

Oggi, le 100 fotografie selezionate per questo progetto rappresentano e documentano la sofferenza di intere aree della città di Detroit, nella quale si stimano più di 12.000 case abbandonate.

Una galleria fotografica on-line da vedere.

Il fotogiornalismo in Italia e negli USA

Vi segnalo l'articolo di Marco Vacca "La semplicità delle cose importanti", che in poche righe mette impietosamente al palo il pressapochismo degli "ideatori, costruttori, revisori delle gallerie fotografiche pubblicate sulle edizioni online dei quotidiani italiani".
Il confronto, poi, con le gallerie fotografiche on-line del New York Times è impietoso, e non lascia spazio a giustificazioni.

Di mio, aggiungo di dedicare qualche minuto ai "photo essay" del Time: perchè sui giornali italiani non si riescono ad avere dei servizi fotografici dignitosi?

lunedì 20 luglio 2009

A quando una Nikon FM3A digitale?

Sabato scorso sono andato ad un matrimonio, portando con me sia la Canon EOS 10D, sia la Nikon FM3A.
Quale delle due credete che abbia utilizzato di più? La Nikon, esatto.

I primi scatti li ho fatti con la digitale, poi ho preso in mano la FM3A e non ho più smesso. Certo, adesso dovrò portare la pellicola a far sviluppare, dovrò aspettare per la stampa delle fotografie, dovrò scansirle... tanti piccoli e fastidiosi inconvenienti più che giustificati dalla voglia, dal desiderio e dal piacere tutto fisico di fotografare con la piccola Nikon.

E ho provato a pensare, in un epoca di Sigma DP2 e di Olympus PEN E-P1, ad una Nikon FM3A per l'era del digitale, uguale in tutto e per tutto alla sorellina "a pellicola" se non per la presenza del sensore e del monitor sul dorso della macchina:
  • stesso corpo, mirino e schermo di messa a fuoco della FM3A (l'ergonomia è perfetta);
  • innesto per le ottiche Ai Ai-s...
  • ... e quindi messa a fuoco manuale...
  • ... e unico automatismo la priorità dei diaframmi;
  • sistema di misurazione a media ponderata, senza tante complicazioni;
  • sensore full frame;
  • monitor da 3 pollici VGA.
Certo, non ci sarebbe più l'avanzamento manuale della pellicola (un gesto che amo), ma questo lo potrei sacrificare sull'altare della comodità dell'immagine digitale.

Che ne dite?

PS: perchè non sottoscrivi la petizione on-line per richiedere la produzione di una Nikon Fm3A digitale?

venerdì 17 luglio 2009

Chris Usher, Corbis e le fotografie da 7 dollari

Il blog dell'agenzia fotografica Black Star Rising pubblica due interessanti riflessioni di Paul Melcher, partendo dal caso giudiziario che ha visto contrapposti il fotografo Chris Usher e l'agenzia Corbis.

I fatti sono presto detti: l'agenzia Corbis, in esapansione nel mercato della fotografia editoriale, raggiunge un accordo con il fotografo Usher (che ha già alle spalle lavori per riviste come Time e Newsweekper), per cui il fotografo consegna all'agenzia buona parte del suo archivio fotografico (all'incirca 50.000 fotografie) per la scansione delle immagini (siamo ancora nell'era analogica della fotografia, quando gli archivi fotografici erano fatti di diapositive e pellicole).
Trascorsi 16 mesi, non contento dei risultati, Chris Usher decide di interrompere il rapporto di collaborazione. E, in quel momento, apprende che l'agenzia ha perso più di 12.000 sue immagini. Non una diapositiva o due, ma 12.640 fotografie.

Ne segue una causa tra le due parti per stimare l'importo della perdita; dopo due anni, il giudice stabilisce che il fotografo deve essere ripagato per la perdita subita con 100.000 dollari (al netto delle spese processuali); ogni scatto è stato valutato all'incirca 7 dollari. (Fonte: Why Chris Usher’s Loss Is a Defeat for All of Us).

La prima riflessione di Paul Melcher è che questa sentenza, passata nel colpevole silenzio delle organizzazioni dei fotogiornalisti, dei blog e dei mezzi di informazione, fissa un importante precedente per i prossimi casi in cui si dovrà valutare il valore di una fotografia: 7 dollari.

Lens, il blog del New York Times dedicato al fotogiornalismo, commentando il caso Chris Usher vs. Corbis, cita uno dei legali di Corbis, secondo il quale le fotografie devono essere valutate come "qualsiasi altro bene di consumo" (commodity).

Bene, conclude Paul Melcher, in realtà ogni fotografo che si rispetti lavora duramente proprio per cercare di differenziare il suo lavoro da quello degli altri, ma se le agenzie ragionano in questo modo è perchè "vogliono convincere i loro clienti che il valore del loro prodotto è nel servizio di fornire fotografie, e non nella capacità di procurare splendide, inimitabili fotografie. Perchè, riconoscere questa seconda affermazione vuole dire rafforzare la posizione del fotografo." (Fonte: If All You Have Is a Hammer, Everything Looks Like a Nail). E un fotografo dovrebbe riflettere bene prima di affidare le proprie fotografie ad un'agenzia che le tratta alla stregua di chiodi.

PS: tra parentesi, la questione (che risale al 10 aprile scorso), è tornata di moda perchè il giudice in questo caso era Sonia Sotomayor, giudice nominato nelle scorse settimane dal presidente Statunitense Barack Obama alla Corte suprema.

martedì 14 luglio 2009

Lee Miller e Tony Vaccaro, dallo sbarco in Normandia a Berlino

Scatti di guerra. Lee Miller e Tony Vaccaro dallo sbarco in Normandia a Berlino
Roma, Scuderie del Quirinale, 3 luglio - 30 agosto 2009

Scuderie del Quirinale ospita una mostra fotografica dedicata al lavoro di Lee Miller e di Tony Vaccaro nelle fasi finali della Seconda Guerra Mondiale, dallo sbarco in Normandia all'alba del 6 giugno 1944 sino alla fine della guerra nel 1945.

La mostra si apre riproponendo gli scenari dello sbarco in Normandia tramite le fotografie aeree realizzate dai reparti di ricognizione dell'aviazione alleata; sono poi esposte, "in parallelo e in sequenza cronologica, una selezione delle fotografie di Lee Miller (pareti di sinistra) e di Tony Vaccaro (pareti di destra): precedute da una puntuale ricostruzione dei percorsi che conducono i due reporter dalla Normandia alla Germania", per un totale di un centinaio di immagini che propongono i momenti maggiormente rappresentativi della loro esperienza di guerra e delle prime fasi del dopoguerra europeo.

Su Repubblica on-line sono disponibili alcune delle fotografie esposte.

lunedì 13 luglio 2009

21 luglio 1969, Hasselblad e le fotografie sulla luna

"il 20 luglio 1969, alle ore 22.56 EDT (le ore 5.56 ora italiana del 21 luglio) l'astronauta americano Neil Armstrong posava il primo piede umano sul suolo lunare. Quella missione era iniziata il 16 luglio alle 9.32 ora locale, quando il gigantesco razzo vettore Saturno 5, alto oltre 111 metri, si era alzato dalla rampa 39/B del Centro spaziale Kennedy in Florida. A bordo vi erano tre astronauti: il comandante della missione Neil A. Armstrong, il pilota del modulo di comando Michael Collins ed il pilota del modulo lunare Edwin E. Aldrin Jr."
(Fonte: Astronautica.us)

Le fotografie di quello sbarco hanno girato il mondo, hanno fatto sognare e hanno alimentato i dibattiti sulla veridicità del primo allunaggio.

Non tutti sanno, però, che le macchine fotografiche scelte dalla NASA per il progetto Apollo, incluse quelle portate sulla luna, erano delle Hasselblad, per la precisione tre Hasselblad 500EL.

A quarant'anni dall'evento Hasselblad, per festeggiare l'anniversario di questo storico allunaggio, invita tutti i clienti che acquistano una Hasselblad H3DII-50 o H3DII-60 (fra il 1° luglio e il 21 agosto 2009) a partecipare ad un viaggio presso il Centro spaziale Kennedy della NASA, in Florida, per celebrare sia il passato, sia il futuro della tecnologia fotografica. Il programma prevede un esclusivo weekend ricco di seminari e corsi di formazione sulla fotografia, la visita della base della NASA e una speciale presentazione di fotografie lunari tenuta da Edwin "Buzz" Aldrin Jr, astronauta dell'Apollo 11.
Tutte le informazioni a questo link.

giovedì 2 luglio 2009

Fotogiornalismo, premio Ponchielli e la deontologia professionale

LSDI ha pubblicato, lo scorso 20 giugno, uno strano articolo di Amedeo Vergani, (vedi anche "Il futuro del fotogiornalismo") dal titolo intrigante: «Fotogiornalismo e deontologia: "Non sei iscritto all’ Ordine? E chi se ne frega"»

Interessato all'argomento, non per motivi professionali ma perchè il fotogiornalismo è una mia passione, inizio a leggere l'articolo pieno di speranza e di aspettative.
L'occhiello è aggressivo:
«Nelle redazioni italiane gli incarichi di lavoro nel campo delle immagini vengono assegnati senza tener minimamente conto delle norme dell’ordinamento professionale - Una riflessione di Amedeo Vergani, presidente del Gsgiv dell’ Associazione Lombarda dei giornalisti, che commenta: così "diventa un dettaglio trascurabile il fatto che lettori e telespettatori hanno diritto, come ha ricordato pochi giorni fa il presidente nazionale Odg, ad un’ informazione visiva prodotta con quelle garanzie di correttezza e responsabilità che possono essere assicurate sino in fondo solo da fotogiornalisti sottoposti al rispetto della disciplina imposta loro dall’Ordine professionale"» e, mi dico, "caspita, sono d'accordo!"

Ma...
Ma, proseguendo nella lettura, mi accorgo che gli strali di Vergani sono dovuti al fatto che «Non c’è infatti nessun iscritto all’Ordine dei giornalisti nella rosa dei quattordici fotoreporter finalisti dell’edizione 2009 del premio "riservato -dice il bando - a fotogiornalisti italiani" (il Premio GRIN o, più correttamente, il Premio Ponchielli 2009, ndr) con il quale da sei anni l’associazione dei photoeditor assegna un contributo in denaro ( 5.000 euro ) a quello che viene ritenuto il miglior progetto fotografico del momento.»
E, più avanti «Non è però assolutamente una novità per il Grin la scelta di non fare distinguo, nelle regole del suo premio, tra chi è fotogiornalista nel sacrosanto rispetto della legge e chi invece lo è solo di fatto. Lo stesso criterio è stato applicato anche nelle cinque precedenti edizioni tanto che solo in una occasione, nel 2006, per un caso fortuito era risultato vincitore un collega iscritto all’Odg come pubblicista.»

Insomma, questa è la colpa della Giuria del Premio Ponchielli: valutare la qualità dei progetti fotografici presentati senza distinguere tra chi ha una tessera e chi no.
Al che, mi viene da dire, complimenti a chi oggi è ancora in grado di premiare il merito e le capacità, senza guardare altro.

PS: per la cronaca, il Premio Ponchielli 2009 l'ha vinto il progetto "Umumalayika" di Martina Bacigalupo; progetti segnalati sono "Congo Dandies" di Daniele Tamagni e "Giappone" di Sirio Magnabosco. E le fotografie di questi reportage fotografici sono le migliori risposte alla critica di Vergani. "Sent a letter", invece, è stato premiato come "libro dell’anno".