Mi
scrive Ena:
"ho di recente discusso animatamente di Luigi Ghirri con tuo fratello.
Tu che ne pensi di lui?"
Che ne penso, io, di Luigi Ghirri?
Penso che abbia realizzato quello che lui stesso scrisse su di una sua
fotografia nel 1981:
"... chiunque possieda un apparecchio fotografico, anche il più modesto, potrà pervenire, talvolta, a grandi risultati, d'arte, di poesia."
Certo, nella sua enorme produzione fotografica (interessante il
catalogo di oltre 700 fotografie realizzato dalla Biblioteca Panizzi e da Palazzo Magnani) ci sono fotografie che prediligo ad altre, ed alcune (poche) che proprio non capisco, ma a Ghirri invidio l'incredibile capacità di vedere l'arte nei paesaggi (o meglio, negli ambienti) quotidiani.
Ancora, cosa gli invidio? Il senso del ritmo, delle proporzioni e degli equilibri, talmente innato -nelle sue fotografie- che non lo noti finchè non ti trovi a domandarti "
ma cosa rende questo ambiente (o situazione) così banale una fotografia così speciale?". Talmente innato che le nozioni di Kandinskij sulle forme geometriche o di Henri Cartier-Bresson sulle proporzioni mi diventano, finalmente, chiare.
Ecco, questo penso di Ghirri; e tieni presente che la metafisica, genere cui di solito si tende ad associare Ghirri, in pittura non mi dice quasi nulla e che, in fotografia, la mia predilezione è per il reportage.
A questo punto, però, mi piacerebbe sapere di cosa avete discusso voi due.
PS: la biografia di Luigi Ghirri, se proprio vi interessano biografie e elenchi di macchine fotografiche possedute, la potete trovare su
wikipedia; un approfondimento più interessante lo trovate invece su "
fotologie". La vostra opinione sulle sue fotografie, invece, la potete lasciare nei "commenti" qui sotto.