sabato 20 dicembre 2008

Steve Mc Curry

Tra i fotografi da studiare appuntatevi anche il nome di Steve Mc Curry. Molte fotografie "universalmente" famose sono sue (tra queste, quella della ragazza afghana con gli occhi verdi pubblicata sul National Geographic).

Fotogiornalismo, etica e l'arte dello "staging"

Sempre in tema di fotogiornalismo ed etica, segnalo l'articolo "The ethics of staging" pubblicato sulla rivista on-line The Digital Journalist.

venerdì 19 dicembre 2008

Fotogiornalismo, etica e il premio di Kevin Carter

Maurizio G. De Bonis, nel già citato articolo "Prove di dialogo sulla fotografia italiana" (CultFrame), accenna anche al rapporto tra fotogiornalismo e etica.
Una premessa: prima di proseguire, per contestualizzare le affermazioni di De Bonis vi invito a leggere tutto l'articolo citato (fra l'altro interessante sotto molti aspetti).
De Bonis scrive:
"Dal mio punto di vista, ciò che avverto come terribile nel fotogiornalismo italiano, e non solo, è la mancanza totale di etica fotografica. E questa mancanza totale è a mio avviso generata dall’atteggiamento colonialista di molti fotografi, [...] La logica è la seguente: si fotografa il dolore e la fame per allontanarle da noi, per poter dire a noi stessi che quello che succede in Darfur o in Congo, in Europa o negli USA non potrà mai accadere. Come è gratificante sentirsi parte del mondo ricco… [...] Molti fotogiornalisti farebbero molto bene a riflettere su quello che fanno (cioè non informano ma volgarmente rappresentano generando fraintendimenti) e a cercare di capire che avere atteggiamenti da star (vantandosi di essersi messo un elmetto in testa o di essere riuscito a fotografare l’agonia di un essere umano che sta morendo di fame o una bambina prostituta) non produce né informazione e neanche cultura fotografica."
Il tema (etica e fotogiornalismo) è interessantissimo e di sicuro non lo risolveremo ne ora, nè probabilmente mai, ma -poichè non condivido questa affermazione- provo a proporre qualche spunto critico .

Il tema della necessità/opportunità di fotografare un "essere umano che sta morendo" esplose drammaticamente nel 1993, quando il The New York Times pubblicò la drammatica fotografia di un'avvoltoio e di una bimba sudanese gravemente denutrita, foto che di lì ad una anno avrebbe consegnato il Premio Pulitzer al suo autore (il fotografo Kevin Carter).
La fotografia, che documentava in modo brutale le conseguenze della seconda guerra civile in Sudan, scatenò violente reazioni contro il fotografo, accusato di non aver fatto nulla per salvare la bambina. Doveva o non doveva scattare quella fotografia?

Carter una risposta l'aveva già data. A metà degli anni '80, infatti, dopo aver assistito e fotografato la brutale esecuzione di un uomo con il sistema del "collare", si era così espresso:
'I was appalled at what they were doing. I was appalled at what I was doing. But then people started talking about those pictures... then I felt that maybe my actions hadn't been at all bad. Being a witness to something this horrible wasn't necessarily such a bad thing to do.'
Il che richiama immediatamente le parole di James Nachtwey:
"I have been a witness, and these pictures are my testimony. The events I have recorded should not be forgotten and must not be repeated."
Entrambi i fotografi pongono, alla base della propria attività fotogiornalistica, la necessità di testimoniare ad un pubblico più vasto alcuni fenomeni, terribili, affinchè diventino di pubblico dominio, non siano dimenticati e possano non ripetersi.

La logica, quindi, non sembra essere quella di gratificarsi sentendosi parte del mondo ricco, come afferma De Bonis, quanto piuttosto quella di testimoniare al mondo ricco che la sua condizione di benessere è un privilegio (o un dono) immenso e raro. O, per dirla con le parole del fotoreporter Reza Deghati:
This is the message that photographers should convey to everybody: 'Hey! Wake Up!'

The image that I have is that the rich countries in the world are like a big Titanic where everything is regulated inside. You have different rooms – First-Class, Second-Class – you have a place to sleep and everything is working. There is a fantastic chef and all kinds of restaurants, a concert hall, and entertainment, all in this boat. Everything is fine and people are having fun.

We, the photojournalists, are also living on this boat. Sometimes we jump out to go and see what is happening outside. What we find is that... My God, this boat is sailing in an ocean of fire and blood, everywhere. People are dying. Living in horrible conditions. Just holding onto some broken piece of wood with a family in the ocean, while the Titanic is just moving around them, sometimes even destroying them. So what we do is talk to these people and take some pictures, then we go back to the Titanic and we try to show our pictures, saying, 'Wait a minute! Stop! Stop! Look what's going on!' But the chef goes on serving the food and the passengers look at us and say 'give us a break – I'm eating my food. I'm opening the champagne.'

The reason why we are doing this is to save both of these [groups of] people – [those] down in the ocean of fire and blood and also the people on the Titanic. If the people on the Titanic don't care about those people suffering in the ocean, the Titanic will be hit. It will be hit. There are too many people in fire and blood all over the world. There are too many suffering."
Poichè De Bonis ha, nell'articolo citato, solo accennato a questo vastissimo argomento, mi piacerebbe molto che tornasse ad affrontare -in modo più ampio- il rapporto tra etica e fotogiornalismo.

Personalmente, se devo pensare ad un atteggiamento da "star" mi è molto più facile pensare alla immagini che Oliviero Toscani produsse per promuovere i prodotti Benetton negli anni '90 che alle immagini di un fotoreporter.

giovedì 18 dicembre 2008

Bruce Gilden e David Alan Harvey

Chi è quest'uomo?
Confesso che a questa domanda stavo per rispondere qualcosa del tipo "nosferatu". Nel frattempo -per fortuna- altri hanno risposto e sembra che tutti conoscessero Bruce Gilden.
Così, grazie al fotografo David Alan Harvey vengo a conoscere questo Bruce Gilden, fotografo della prestigiosa Mangum che si presenta con queste parole:

"I'm known for taking pictures very close, and the older I get, the closer I get."

La presentazione sembra un'ottima premessa per gustare dell'ottima street photography, e infatti l'attesa non va delusa, ma è anche la scintilla che mi fa pensare a quanto le categorie siano più una necessità della mente umana che una manifestazione del reale.
E mi spiego: guardando le fotografie di Gilden si è subito d'accordo che sono fotografie per lo più identificabili come street photos, ma molte di queste sono anche veri e propri ritratti fotografici, talvolta impietosi, comunque da vedere (e da invidiare).

Torniamo alla street photography. Se siete interessati a questo genere di fotografia vi sarete sicuramente scontrati (o probabilmente vi scontrerete) con una delle sue principali difficoltà: uscire e scattare fotografie, per la strada, a gente che non si conosce, e che magari -pensiamo- non ama essere fotografata. E' sufficiente una rapida ricerca e troverete decine di siti in cui si discute di come "rendersi invisibili" tra le gente, si suggerisce l'utilizzo di focali improbabili per fotografare le persone da lontano (il che, a mio parere, è la negazione o quasi della fotografia di strada), si propongono strategie di approccio etc. Io mi limito a suggerirvi di leggere l'articolo di Harvey "eye contact", e tutti i commenti che seguono. Buona lettura.

mercoledì 17 dicembre 2008

Discutere di fotografia sul web

Era da un po' che volevo affrontare questo argomento.

Tutto è nato da un articolo sul blog di Massimo Cristaldi (MC): in estrema sintesi (ma vi invito a leggere il suo articolo) MC lamenta l'assenza di uno spazio dove discutere in modo costruttivo di fotografia. Discutere, non scrivere: i blog, infatti, sempre più si caratterizzano come spazi con poca interattività tra l'autore e i lettori. Il blogger scrive, i visitatori leggono e passano ad altro: nessuna discussione, nessun confronto, nessuna critica o apprezzamento.
Di converso, i gruppi aperti si caratterizzano (spesso) per la vacuità (attenzione, il termine e mio e non l'ha usato MC) delle discussioni: avete mai visto una vera, seria e ragionata critica ad una fotografia, una presa di posizione decisa, documentata, articolata? Nelle community e nei forum o si vogliono tutti troppo bene, o ostentano verso il malcapitato di turno una capacità di critica spesso imbarazzante (citando Ardengo Soffici, "una logorrea [...] tutta di ciarle vacue e roboanti", rende l'idea?).

Sul tema e sulla necessità di «avviare un dialogo tra noi ma anche [...] smuovere [...] il conservativo e soporifero mondo della fotografia italiana» , si era espresso anche Maurizio de Bonis citato da Sandro Iovine (o viceversa?).

Da qui l'idea, condivisa da MC con altri blogger (tra cui Fabiano Busdraghi e Roberto Vacis), di creare maGma, un gruppo chiuso per "discutere di fotografia" mantenendo "un po’ di qualità" cui si può quindi accedere solo in base a determinati criteri.

Questi criteri scatenano la mia curiosità e le mie perplessità:
  • Essere un fotografo (non necessariamente professionista o fotoamatore: una persona che FA fotografia) e
    • - Aver allestito o partecipato, almeno una mostra di fotografia (anche collettiva) in una galleria d’arte oppure
    • - Aver vinto un concorso fotografico con rilevanza nazionale o internazionale
  • Essere un Giornalista/Critico e aver scritto di fotografia su una rivista (anche online) oppure
  • Essere un gallerista ed aver allestito una mostra fotografica.
Se da una parte è comprensibile l'esigenza di garantire -selezionando i membri- un buon livello qualitativo e professionale al gruppo, questi requisiti mi sembrano veramente troppo restrittivi.

A solo titolo esemplificativo, e premesso che nelle prossime righe esprimo solo il mio gusto personale, con questi criteri si escluderebbero fotografi quale la brasiliana Tatiana Cardeal, a mio parere una delle più interessanti fotoreporter in circolazione, dotata di una solida preparazione professionale e di una fortissima personalità ma cui credo interessi poco o nulla allestire una personale in una galleria, o Thesartorialist, che pur parlando di fashion sta dicendo qualcosa di interessante anche nel ritratto e credo faccia tra poco la sua prima collettiva ("Sander's Children" exhibition). Ancora, ad un livello magari un po' più amatoriale ma non meno interessante, si perderebbero quelle che secondo me sono le fantastiche "recensioni" dello spazio urbano americano di pinkiestyle, e via discorrendo.
Insomma, la creazione di uno spazio così chiuso mi sembra escludere in partenza fotografi potenzialmente interessanti, vincolando in questo modo le possibilità di sviluppo di un dibattito creativo, costruttivo, innovativo e capace di essere innovatore.

Nel frattempo, i criteri di ammissione sono stati, secondo me opportunamente, modificati:
Da oggi l’ammissione a maGma avviene mediante due meccanismi:
  1. Mediante invito da parte del comitato di redazione. Il comitato inviterà quei fotografi, artisti, curatori, galleristi ed editori che riterrà insindacabilmente interessanti per l’attività e lo svolgimento di maGma.
  2. Su richiesta di adesione al comitato di redazione. Coloro che vorranno partecipare dovranno inviare una breve presentazione della propria attività ed un portfolio, sarà poi il comitato a prendere ulteriori contatti per approfondire. L’ammissione sarà a discrezione del comitato.
Cosa accadrà adesso? Ho chiesto a MC di tenerci informati su quello che accadrà nel gruppo: ritengo infatti che -visto l'entusiasmo in gioco- qualcosa di interessante salterà fuori. Vedremo.

Nel frattempo, la blogfotosfera (o una parte di essa) per qualche giorno ha smesso di occuparsi di megapixel, di obiettivi stabilizzati e del loro potere risolvente... tutto sommato un primo risultato può già dirsi raggiunto.

martedì 16 dicembre 2008

Tulipani rosso fuoco

Fotografia di grupo di tulipani rosso fuoco. Macchina fotografica Canon EOS 10d, ottica Sigma 70-300mm f/4-5.6 APO
Trovo difficilissimo dire qualcosa di originale nella fotografia di fiori, se non ci si vuole avventurare troppo nella fotografia astratta o concettuale. Ogni suggerimento (in particolare fotoblog interessanti per approfondire l'argomento "fotografia di fiori") è quindi il benvenuto.
Io comunque ci provo, essenzialmente perchè mi piace immergermi nei colori e profumi dei fiori per fotografarli.
Macchina fotografica Canon EOS 10d, ottica Sigma 70-300mm f/4-5.6 APO

lunedì 15 dicembre 2008

Il ritratto in fotografia (iii)

Ci sono due articoli che desidero segnalare a chi vuole approfondire il tema del ritratto in fotografia.

Il primo, "Understanding Light", fornisce una sintetica analisi dell'importanza della luce nell'immagine bidimensionale per evidenziare i volumi, partendo dai lavori di Caravaggio, di Gentileschi e di Leonardo da Vinci. L'articolo segnala inoltre alcuni link interessanti per approfondire l'uso del chiaroscuro applicato alla riproduzione della figura umana.

Il secondo, "Le quattro bellezze di Liu Zheng", presenta quattro fotografie del fotografo cinese Liu Zheng, fotografie che esemplificano in modo magistrale come un'illuminazione accuratamente studiata possa dare volume e corpo a delle immagini bidimensionali.

domenica 7 dicembre 2008

venerdì 5 dicembre 2008

Ambiente urbano, Napoli, spaccanapoli

Fotografia in bianco e nero di una via del centro di Napoli. Macchina fotografica Holga 120 CFN, pellicola diapositiva in bianco e nero Agfa Scala A passeggio per le vie di Napoli, con un Holga e un'Agfa Scala, pellicola diapositiva in bianco e nero (la scansione, a onor del vero, non rende assolutamente la bellezza di questa pellicola).

lunedì 1 dicembre 2008

Ambiente urbano, Milano, volto di donna (a Enza)

Volto di donna nella folla con luci di NataleAvvento di qualche anno fa.
La città si è già vestita a festa di luci, e le strade sono invase da una frenetica ricerca di regali. Nell folla, tra i mille altri, emerge un volto. Come accade nella vita, che tra mille persone all'improvviso ne appare una, e non sai neppure perchè ma è lei.
Macchina fotografica Canon EOS 50e, ottica Sigma 70-300 f:4-5.6 apo, pellicola Kodak TMax 3200 esposta a 1600 iso.